26/06/20

Se sei di spalle, non ti accorgi di niente

Chiediamo il conto?
Di già?
Sono un po' stanco, poi ho da preparare una cazzata che mi hanno affibbiato i miei collaboratori romani, una puntata di Linea verde in giro per Palermo con me che faccio da guida turistica. Io che la odio questa città.
Non ci credo che la odi, finché rimani di spalle non puoi capire quali siano i tuoi sentimenti verso un posto o verso una persona.
Rido.
Dovrei prendere appunti. Le tue frasi sarebbero perfette per un mio libro.
Mia madre ha un tuo libro, sai? L'ha trovato dentro... aspè, boh? Oggi? Gente?
Era Grand Hotel. Ho cercato fino all'ultimo di evitare che mi incellofanassero là dentro. Non ci sono riuscito.
Cos'hai contro Grand hotel?
Ma l'hai visto? Gossip e fotoromanzi. Io mi chiedo chi è che legge i fotoromanzi oggigiorno.
Mia madre.
Scusa.
No, no, tranquillo. Ma, sai, mica siamo tutti letterati, c'è un sacco di gente che vuole sognare o imparare. Il tuo libro mia madre lo sottolinea. Se finivi dentro l'Espresso mia madre non sottolineava un cazzo. Magari se non leggeva ... com'è che si chiama?...
Destino d'amore.
Ecco, se non leggeva Destino d'amore si sarebbe ammazzata, che ne so.
Lo vedo rabbuiarsi per la prima volta. Si tocca l'anulare e vedo quello che non avevo visto finora. La fede.
Ha sofferto molto?
Adorava mio figlio. Samuel passava più tempo con lei che con me o sua madre. Noi pensavamo a scalare gradini sociali ed era lei che lo accudiva. Credo che abbia avuto l'infanzia migliore del mondo con mia madre.
Vorrei conoscerla.
La devo avvertire prima, se le fai un autografo nel libro la farai contenta. Papà è messo un po'... così... ma magari non si fa vedere. Un attimo che chiamo.
Va verso la cassa, fa la telefonata. Mi fa ok con le dita. Mi alzo, mi tolgo l'antimacchia che si è asciugato dai pantaloni, la macchia è sparita. Mi avvicino alla cassa, prendo il portafogli, chiedo quanto viene.
Giacomo mi dice che sono una testa di minchia, e mi invita a seguirlo.
Percorriamo il corridoio del ristorante dove c'è il bagno. In fondo c'è una porta blindata, la apre, dà su due rampe di scale. Ai muri ci sono stampe bucoliche degli anni settanta con cornicette di plexiglas a colori vivaci. C'è un po' di odore di muffa e fa quasi freddo. In una rientranza, una specie di cantina aperta, ci sono un Super Santos, uno zaino dei pokemon e una bici gialla con le rotelle. Mi viene da piangere e vorrei abbracciare Giacomo, ma lui sale le scale a due a due.
La porta dell'appartamento è aperta. 
Lei è mamma. Una tua fan sfegatata.
Mi aspettavo una persona più anziana. potrà avere sessantacinque anni. Ha i capelli bianchi, raccolti da un pinzone dorato, è vestita in modo modesto, una maglietta nera e una gonna di jeans, dei sandali neri.
Mi avvicino alla donna e la bacio sulle guance. Le dico grazie. 
Lei mi chiede di cosa.
Ha una voce dolce.
Perché mi legge!
Ma sono io a ringraziare lei. Mi ha aiutato tanto.
Alzo gli occhi. Sulla parete c'è una foto enorme di un bambino biondo che odora una rosa.
Giacomo prende la moka e fa il caffè.

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