10/06/21

La lettera

 Caro  Ciao Melc, è la prima volta che scrivo una lettera a un amico. Ho scritto un paio di lettere a delle ragazze, risulto sempre patetico mieloso  un po' incomprensibile, spero che possa spiegarmi bene con te e che tu sia comprensivo. Mi costa tanto scriverti questa lettera  Non è facile descriverti ciò che sento, dunque è meglio non descrivere, ma buttare giù quello che sento dentro provo, senza filtri. Sei stato una persona speciale  importante per me, per come sono ero fatto; sei stato importante nella mia crescita. Ti ho sempre amato voluto bene come a un fratello, credimi. Sei il fratello che non ho avuto. Ogni volta che sei vicino a me sono tentato dall'abbracciarti forte, ma non lo faccio, perché ho paura. Ho paura anche di te, Melc, che tu possa fraintendere. Una volta mi hai detto, come a mettere i puntini sulle "i", come a costruire una barricata, come a prendere le distanze, come a mettere in dubbio il mio comportamento,  che riconoscevi un frocio dall'abbraccio. Per questo non ti ho abbracciato più da quella sera a Mondello. Francesca si era inventata quella stupidaggine  cosa del ballo maschi con maschi e femmine con femmine. Capitammo assieme io e te, ballammo per due minuti su quel lentaccio di Celine Dion, io ero rigido, avevo paura che mi stringessi troppo, o che io ti stringessi troppo, poi mi hai allontanato  scostato  spinto e mi hai detto sorridendo, ma con un sorriso strano, con un sorriso che definirei "serio", che ti sembrava che io non mi divertissi. Sì, non mi stavo divertendo. Ero in una brace graticola gabbia   terrorizzato. Non ho mai avuto una relazione serena con il mio corpo. sai com'ero prima di conoscerti: un baccalà  un giovane vecchio. Non avevo mai abbracciato un ragazzo prima di te, non avevo mai giocato a calcetto prima di conoscerti, condiviso uno spogliatoio, né sapevo essere giovane, prima di uscire con te. Grazie per avermi collocato nella mia giusta fascia d'età  fatto sentire capace di rischiare, di essere leggero, di ridere. Ti ricordi? Non ridevo mai. Ci prendevano per fratelli. Per me era una sensazione bellissima  bello  gratificante. Non so per te. Adesso ho bisogno di non frequentarti più. Ti voglio ancora bene ma mi hai ferito. Francesca mi ha fatto capire (temeva che scoppiassi a piangere) cosa pensi di me. Quando vi siete messi assieme, ho rinunciato all'amicizia di Francesca perché avevo bisogno di un fratello. Quando vi siete lasciati, ho perso un'amica e un fratello. Francesca mi piaceva molto e sarebbe potuta nascere una storia tra noi due, ma tu eri più importante. Non chiamarmi più, ti prego. ho bisogno di solitudine e di riflettere. Mi sento cambiato ma è come se il mio cambiamento non dipendesse da me, ma da te, mi sento che sei sia sei sia sei sia stato tu che hai abbia ad aver deciso come e quando cambiarmi. Adesso devo pensare all'università, al mio futuro, recuperare la mia identità. Tu pensa al tuo, di futuro, ai tuoi progetti, ai tuoi sogni. Mi hai reso una persona migliore  diversa ma non so se è ciò che voglio. soprattutto non voglio tremare al pensiero di abbracciarti. Ti voglio bene, Melc, per questo non cercarmi più

Questa lettera è un'enorme cazzata, un atto isterico. Tornassi indietro, manderei a fanculo Melc e il suo franco narcisismo. Perché io ero la sua vittima, il suo gioco, mi plasmava come creta, a suo piacimento, un giorno ero vaso, un altro soprammobile, un giorno zimbello, un altro mi faceva sentire figo. Per me lui era il massimo della figaggine. Era divertente, giocoso, bello. Piaceva a tutti. Io no. Eppure Francesca mi stuzzicava, mi faceva capire che le interessavo, poi arrivò lui. Che piacque a entrambi. Mi chiesi un sacco di volte se il mio desiderio di averlo accanto a me fosse qualcosa di più che un desiderio di amicizia. Poi mi convinsi che erano sol seghe mentali. Che non volevo fare sesso con lui. Mi piaceva, volevo emularlo, era sempre al centro della scena, il prototipo della mascolinità seduttiva, che attira maschi e femmine, indistintamente. Mi chiamava ogni sera al telefono, si appostava sotto casa, m'invitava a fare un giro, a prendere un gelato, mi raccontava dei suoi casini sentimentali, che non era vero che piacesse a tutti, che in fondo si sentiva poco attraente, ridicolo, stupido. E io lo rassicuravo e alimentavo la dipendenza: la mia. Perché mi sentivo indispensabile per Melc, l'amico che mai, nemmeno lui, aveva trovato fino a quel momento, la zattera nella tempesta. Ero solo un pupazzo.

Credevo all'amicizia romantica vent'anni fa, che coglione. Lui dubitava di me e delle mie pulsioni. Mi chiedo perché io sia accorso, me lo chiedo e non so darmi risposta. La tentazione della dipendenza? Il voler stravolgere la dipendenza vissuta? Fare in modo che adesso lui dipenda da me? Avrà bisogno di soldi? Sta morendo e vuole riprendere i contatti? Siamo così diversi! Potrei cagargli in una mano. Io sono un uomo di successo, Melc ha aperto una barberia vicino alla Zisa, non proprio nei quartieri alti. Ha un sito internet. In una foto si intravede mentre taglia i capelli. Mi pare imbolsito e forse ha perso i capelli. Voglio vendicarmi? Sbattergli in faccia chi sono diventato? 

I suoi occhi erano così limpidi quando mi diceva "sei il mio migliore amico". Il suo sorriso così rassicurante quando mi diceva "Non importa se sbagli a calciare il pallone, divertiti, nessuno ti giudica, ti ho invitato io, devi giocare per me". Appariva così sincero quando mi diceva che Francesca era stupenda e che si trovava proprio bene con lei (non mi ha mai raccontato di una scopata o di qualcosa di pruriginoso, forse perché non voleva ingelosirmi?) e aggiungeva "Voglio dedicare il mio tempo anche a te, perché tu sei il mio migliore amico".

Mi ha dato i riferimenti del negozio, nella sua mail, gli ho risposto dopo una settimana. Non volevo che intuisse attenzione, trasporto da parte mia.

"Ho bisogno del tuo aiuto, perdonami se non mi sono fatto sentire per vent'anni, credevo che non volevi più avere a che fare con me. ti chiedo un aiuto fraterno". 

È rimasto un ignorante. Non azzecca un congiuntivo, ora come allora. 

Chissà che fine ha fatto Francesca, non so più niente di lei. Era bella Francesca. Bella e furba, bella e stronza.

2 commenti:

  1. Amicizie semi morbose che possono segnare una crescita, rovinare un presunto amore. Però dai, a vederla oggi, è piacevolmente rassicurante. Giusto Francesca è rimasta uno sliding doors..

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  2. Francesca si farà viva

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