16/12/21

Dopo la pioggia

Non posso sentirmi in colpa per le disgrazie di Melc. Ha chiuso i negozi non a causa mia. Chi mi ha aggredito si farà un altro paio di mesi in galera e poi uscirà. In tribunale, il padre del ragazzo della lapide ha detto che era scappato per la paura e che non aveva visto niente ma che gli ero sembrato un pazzo. Gli avvocati dei due hanno puntato sulla mia instabilità, le finte ospiti della parruccheria hanno testimoniato che urlavo, che Melc mi aveva proposto un taglio alla moda e che io avevo preteso la rasatura a zero, incomprensibilmente. Melc ha detto pochissimo, solo che non sapeva perché fossi a Palermo e il motivo della mia bizzarra richiesta. I due scagnozzi sembravano due figli di famiglia, quella mattina, di fronte al giudice. Dicevano di essere stati amici del ragazzo della lapide, che non era vero che avessero strappato i fiori dal vaso e offeso quel padre, il padre del loro amico. Il giudice non ha creduto a una sola parola, i due avevano un papello di precedenti, come il presunto amico, gli ultimi reati legati al pizzo alle attività commerciali della zona.
Mi piace riascoltare il racconto di ciò che la mia mente non ha registrato. Non credo di essere stato coraggioso. Sono stato fortunato, piuttosto. Impulsivo. Non ricordo di essere stato un uomo impulsivo nel mio passato. Ciò che ero non esiste più. Ciò che sono lo sto scoprendo, e non ho timore di scoprire aspetti di me nuovi. Sono tutto nuovo, del resto. Parlo male, zoppico, piango per niente. Forse faccio pena. E se anche fosse, non m'importa. È un’esperienza stranissima ascoltare le tue azioni senza che te le ricordi; come dipendere dalla mente di un testimone, come un cieco che si fa descrivere il mondo da un vedente.
Ci sono rimasto male che Nicolai non verrà stasera. Elvis avrebbe potuto giocare con i figli di Chiara e Giacomo. È venuto anche Nicolai al mio capezzale, mentre ero in coma. È stato undici minuti con me, risulta dal foglio che mi hanno dato quando ho lasciato la clinica. Undici minuti, per uno che non è un mio amico, è tanto. Qualche giorno fa mi ha chiamato e mi ha ringraziato per le opportunità di lavoro che gli arrivano. Gli hanno proposto una collaborazione fissa in un club di Roma nord, un posto molto rinomato, frequentato da personaggi dei media e dello spettacolo. Non avrà più bisogno di me. Sento che, al di là della gratitudine, non scontata, la gratitudine non è mai scontata, tra me e Nicolai non si sia sciolto l’antico nodo. È uno smacco al mio senso di onnipotenza. Posso anche essere non amato, posso sentire di non essere amato: Angela ha torto. Il mio destino è anche quello di non essere amato. Ci sono, forse, nodi, grumi di emozioni e di esperienze, difficilmente risolvibili, scioglibili. Puoi metterci l’anima e tutte le energie che hai per cambiare un evento lontano, per ricucire, ricominciare una relazione interrotta, portarla allo scoperto, lavorarci su, ma la forza che ha contraddistinto quel momento, l’incrocio emozionale e mentale che ha stretto quel nodo, si rivelano troppo resistenti: il presente non può smuovere, cambiare il passato. Non sempre.
Scrivo un messaggio lo stesso:
“Se vuoi passo a prendere Elvis verso le sette. Ci sono altri bambini stasera”.
Tre minuti.
“Alle sette te lo molla mia moglie”.
Non so se il nodo sia ancora lì, se sia un po’ più molle. Nicolai mi affida suo figlio. E sono felice così. Chi affida il proprio figlio a un altro, affida un pezzo di sé, il pezzo più prezioso di sé. 
Passiamo da via Oreto, pre-prendiamo il figlio di Nicolai.
Sai che l’ho incontrato a Roma?
Dove?
Agli studi Dear.
Che ti ha detto?
Che ha firmato un contratto per un programma di seconda serata e che sta meditando di trasferirsi a Roma. Non lo sapevi?
Non rispondo a Ethan. Faccio spallucce. Il cielo si è schiarito, esco. Respiro l’odore di verdure bagnate e di questa terra che mi sta ospitando, terra feconda se sai curarla, che ti ama se sai amarla. Un arcobaleno incorona la valle. Tra pochissimo la illuminerà il sole. Ho una gran voglia di piangere, perché ho già deciso ciò che farò dopodomani. 

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