10/08/15

Frammentati e discontinui.

 
Triste.
Ci stiamo feisbucchizzando anche nella vita reale.
Della serie: "Ciao mi chiamo Pinco...c'ho due emorroidi... mia moglie ha tentato il suicidio due volte... ho un mutuo trentennale... avevo un'amante... mio figlio balbetta ma è un genio a briscola... vado di corpo tre volte alla settimana... sono cattolico ma non vado in chiesa, ti dico la ricetta del polpettone della mia povera suocera che è venuta a mancare l'anno scorso...", e tu che ti senti libero, poi, di raccontargli della tua vita e delle tue emorroidi.
Il giorno dopo, manco ti saluta.

Abbiamo bisogno di aprirci, parlare, parlare, parlare, farci ascoltare.
Ma abbiamo una fottuta paura di condividere e di approfondire i rapporti, dotandoli della parola magica "continuità".
Perché dove c'è "continuità", c'è responsabilità, risposta, presenza, storia, progetto.
E siamo così passivi, frammentati, facciamo sempre troppe domande senza dare risposte, siamo assenti quando c'è bisogno di noi, fuggiamo, dimentichiamo chi siamo stati, cancelliamo pezzi di passato, siamo piantati nel presente, come un selfie su facebook, effimero, falso, ritoccato. Narcisistico.

8 commenti:

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    1. ciao Luca, a presto! :-) grazie!

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  2. Ah ah, io invece non ce l'ho! E mi diverto ad aprire discorso con sconosciuti nei posti più disparati: alla fermata dell'autobus, al bar, ecc. Vedo pure che la gente ha piacere se gli rivolgi la parola! In altre parole sto cercando di ristabilire dei contatti umani con le persone vere invece che restare un interlocutore virtuale.

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    1. Non hai l'emorroide o non hai facebook? :-)
      Il piacere della comunicazione difficilmente diventa piacere della condivisione. E' questo che mi fa pensare. Bello parlare, ascoltare ed essere ascoltati, brutto è sentire che, come se niente fosse accaduto, il giorno dopo ci si scopre estranei. Grazie!! A presto

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  3. Lanciamo appelli nell'etere, a volte confessiamo al web quello che neanche un prete nel buio d'un confessionale saprà mai.. perché è come un condividere che alleggerisce.
    Che si sia innamorati di nuovo o non si riesca ad andare al bagno, poi, fa quasi poca differenza.
    I blog non stanno morendo comunque.. anzi.. fattene una ragione.. mio nuovo amico sconosciuto.. ;)

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    1. Grazie Franco, per il tuo feedback.
      Quando penso alla condivisione non posso non pensare alla continuità della condivisione. Questa continuità crea relazione. Oggi mi pare che ci siano molte condivisioni/confessioni, come dici tu, che durano quanto una puntata del Grande Fratello e stop. Servono, eccome se servono. Ma ci stiamo disimpegnando. Ci alleggeriamo, vomitiamo parole, ma domani torniamo ad essere soli.
      Mi fa piacere che sia passato di qua. A presto, allora, grazie!!!

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  4. Forse, abbiamo solo e semplicemente bisogno di una vita più serena e tranquilla. Nell'arco delle nostre giornate, sono molto di più i doveri che i piaceri da portare a termine.
    Spesso, dietro una parola non detta, un sorriso non lasciato libero di posarsi sul volto di una persona che incontri, si nasconde qualcosa più complesso di una moda feisbucchizzante, tipo: la rata del mutuo che scade e non sai dove andare a parare per trovare i soldi, il figlio da portare alla scuola materna per poi correre veloce al lavoro altrimenti se arrivi in ritardo ti becchi l'ennesimo richiamo e poi sono cavoli amari, una giornata di lavoro tosta dove hai esaurito la benchè minima forza di trovare anche un semplice " ciao come stai", perchè dalle otto del mattino alle otto di sera hai dovuto trovare parole e dare retta anche a porci e cani e non ce la fai davvero più neanche ad ascoltare la tua voce, etc.. etc..
    Siamo sempre più soli di amicizie, perchè siamo costretti ad una vita che invece di farci "vivere" ci fa sopravvivere, per questo non riusciamo ad essere aperti agli altri, anzi... ne siamo quasi timidi, impacciati...
    E comunque se fosse per me, facebook, twitter e quelle menate là, potrebbero tranquillamente non esistere. :-)))
    Ciao. Serena domenica. Un sorriso.
    Cri

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    1. Ciao Cri, grazie. Dimentichiamo che la condivisione ha un grande potere: quello di recare sollievo a chi condivide. Quello di poter chiedere, domani, di essere aiutati, di lasciare il proprio figlio dalla vicina perché non sapremmo come andare all'inps per quel cavillo burocratico, di poter contare sugli altri quando siamo sfiniti. Siamo soli con le nostre beghe quotidiane. E non sorridiamo più. Ecco, io credo nel piacere e nel potere della condivisione che è altro dal vomitare parole e preoccupazioni ad un interlocutore scelto a caso per poi evitare di incontrarlo, di rafforzare il rapporto. Volevo proprio dire questo. Come accade su Facebook mettiamo in mostra le nostre vite, anche i dolori più privati, al primo che capita, evitando, poi, di dare spessore al contatto. Perché il contatto può diventare relazione e nella relazione c'è gioia ma anche una serie di responsabilità. Grazie Cri, ancora. A presto!!

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