Zero-settanta.
Uno shampoo a zerosettanta è fatto di cosa, secondo te?
La tasca è vuota, amico, cosa vuoi che mi compri? Quello da tre e ottanta?
La tasca è vuota, amico, cosa vuoi che mi compri? Quello da tre e ottanta?
Rasateli a zero, m'ha detto Cò, ieri sera, addentando un sofficino, anzi no, uno "spicchino" giallognolo, perchè all'hard ogni cosa ha un nome diverso rispetto al prodotto originale, anche se il gusto è quello, mica cambia tanto.
Cò mi viene a trovare il mercoledì, ogni mercoledì sera. Mangiamo qualche schifezza e accendiamo la tv.
Il mercoledì c'è Chi l'ha visto. Ce lo vediamo assieme.
Embè? Che c'hai da dire?
Sfigati? Può darsi che siamo sfigati, sai quanto me ne frega!
Il nostro sogno è sparire e non essere più trovati. Non insieme, naturalmente. Ognuno perso nella propria fuga. Fuggire da cosa non importa. L'importante è fuggire, perchè se fuggi sei rincorso e devi essere più bravo tu a non farti trovare. Ha un senso fuggire. Rafforza l'autostima fuggire.
Un paio di settimane fa, un testadicazzo di nome Alain, all'anagrafe Salvatore, uno che asserisce al mondo di essere mio amico mi ha detto che fuggo da me stesso e che non posso difendermi da me stesso, che fuggire così, in queste condizioni mentali è una follia bella e buona. Mi sono sempre chiesto fin dove arriva l'arroganza di Alain. Uno che passa i codici a barre all'esselunga e solo perchè è iscritto a psicologia da quindici anni e ha dato sei materie scarse, si crede Freud.
Scappare da me stesso. Se mi conoscessi potrei capire. Ma come faccio a scappare da me stesso se nemmeno so chi sono! Alain. Bell'amico! Mi desse una mano, invece di sparare sentenze!
Io e il Cò facciamo il tifo per gli scomparsi. Non quelli morti ammazzati ma quelli fuggiti, tornati liberi. Fuori di testa, direte voi. Liberi, comunque. Liberi di fuggire, andare, esplorare il mondo e se stessi.
Sfigati? Può darsi che siamo sfigati, sai quanto me ne frega!
Il nostro sogno è sparire e non essere più trovati. Non insieme, naturalmente. Ognuno perso nella propria fuga. Fuggire da cosa non importa. L'importante è fuggire, perchè se fuggi sei rincorso e devi essere più bravo tu a non farti trovare. Ha un senso fuggire. Rafforza l'autostima fuggire.
Un paio di settimane fa, un testadicazzo di nome Alain, all'anagrafe Salvatore, uno che asserisce al mondo di essere mio amico mi ha detto che fuggo da me stesso e che non posso difendermi da me stesso, che fuggire così, in queste condizioni mentali è una follia bella e buona. Mi sono sempre chiesto fin dove arriva l'arroganza di Alain. Uno che passa i codici a barre all'esselunga e solo perchè è iscritto a psicologia da quindici anni e ha dato sei materie scarse, si crede Freud.
Scappare da me stesso. Se mi conoscessi potrei capire. Ma come faccio a scappare da me stesso se nemmeno so chi sono! Alain. Bell'amico! Mi desse una mano, invece di sparare sentenze!
Io e il Cò facciamo il tifo per gli scomparsi. Non quelli morti ammazzati ma quelli fuggiti, tornati liberi. Fuori di testa, direte voi. Liberi, comunque. Liberi di fuggire, andare, esplorare il mondo e se stessi.
Ci mangiamo, dicevo, una schifezza qualsiasi, ci facciamo due birre e ci vediamo Chi l'ha visto. Poi ci salutiamo e ci rivediamo il mercoledì dopo.
E' che io ai miei ricci ci tengo. Mi sento divergente, strano, diverso coi ricci.
Samanthafox, quella del piano di sopra, mi dice che ho una faccia pasoliniana e che non mi devo azzardare a tagliarli sti capelli. Mi ha anche invitato da lei dicendomi che me lo fa lei lo shampoo e mi spunta solo le punte. Se non fosse che il marito entra e esce dalla galera e le fa le improvvisate ci andrei pure ma è meglio non rischiare.
Ho la cute grassa e se sto una settimana senza shampoo i capelli puzzano e s'appiccicano al cuscino.
Tre e ottanta no, però.
Samanthafox, quella del piano di sopra, mi dice che ho una faccia pasoliniana e che non mi devo azzardare a tagliarli sti capelli. Mi ha anche invitato da lei dicendomi che me lo fa lei lo shampoo e mi spunta solo le punte. Se non fosse che il marito entra e esce dalla galera e le fa le improvvisate ci andrei pure ma è meglio non rischiare.
Ho la cute grassa e se sto una settimana senza shampoo i capelli puzzano e s'appiccicano al cuscino.
Tre e ottanta no, però.
Uno schifo di schiuma. Odora di menta e canfora. Mentre mi sciacquo sento la testa fredda. Non capisco se è una sensazione piacevole o no.
Sul deodorante non risparmio. Ho una sudorazione ascellare da guinness. Mi dicono che sia da stress. Più mi stresso, più sudo. Non posso risparmiare sul deodorante, è una questione di decenza.
Cò ieri sera m'ha chiesto come mi sentissi dopo il licenziamento.
Gli ho risposto che sopravviverò comunque. Come ho sempre fatto.
Non gli ho confessato che non so come fare. Ne ho quasi quaranta e una buona ventina a elemosinare contratti a termine. Il risultato è che non ho un curriculum ma una sfilza di esperienze una diversa dall'altra.
E adesso ho finito i soldi.
"Prova a correre, a fare jogging, la sera, la mattina presto, così gestisci meglio lo stress".
Quello del consultorio antisuicidi me l'ha ripetuto due volte, l'altra volta.
Sono stanco e non mi reggo sulle gambe. Lo psicologo non l'ha ancora capito.
Non ce la faccio manco a camminare, a sentire se ho fame o sete. Non so nemmeno se l'ho meritato questo licenziamento. Se ero un peso per chi mi ha fatto lavorare finora.
Ma non mi voglio suicidare, sta' tranquillo.
Voglio sparire, non ammazzarmi. Che poi sparire da chi, mi chiedo ancora, che non mi si caga nessuno.
"Voler sparire" suona bene, però, è una scelta drastica, fondamentale, comunque.
Sento il bisogno di qualcuno con cui parlare, di amicizia, di confidenza, e siccome con Cò parlo solo prima di Chi l'ha visto addentando una schifezza e Cò ha i suoi limiti, ho detto alla segretaria del consultorio che c'ho una fogna al posto del cervello, e che sento ventiquattro topi rosicchiarmi i pensieri, un topo alla volta, allo scoccare di ogni ora e non vedo l'ora di togliermi fuori dai piedi e di liberare questi maledetti animali dal mio cervello.
Con questa scusa, m'hanno fissato, per ora, dieci sedute. Gratis.
L'aria del fono mi scompiglia i ricci che assumono una loro forma, una precisa fattezza, un equilibrio, almeno loro.
Mi piace il suono dell'aria che esce. Vuuuuuuuuuuuu. Mi accarezzo la testa. Riaccendo il fono, anche se ho i capelli asciutti. Il suono e l'aria calda mi rilassano.
Sto fissando la vasca da bagno e la goccia che cade intermittente e che mi sveglia la notte.
Come dici? Mi sto calando troppo nella parte?
Sul deodorante non risparmio. Ho una sudorazione ascellare da guinness. Mi dicono che sia da stress. Più mi stresso, più sudo. Non posso risparmiare sul deodorante, è una questione di decenza.
Cò ieri sera m'ha chiesto come mi sentissi dopo il licenziamento.
Gli ho risposto che sopravviverò comunque. Come ho sempre fatto.
Non gli ho confessato che non so come fare. Ne ho quasi quaranta e una buona ventina a elemosinare contratti a termine. Il risultato è che non ho un curriculum ma una sfilza di esperienze una diversa dall'altra.
E adesso ho finito i soldi.
"Prova a correre, a fare jogging, la sera, la mattina presto, così gestisci meglio lo stress".
Quello del consultorio antisuicidi me l'ha ripetuto due volte, l'altra volta.
Sono stanco e non mi reggo sulle gambe. Lo psicologo non l'ha ancora capito.
Non ce la faccio manco a camminare, a sentire se ho fame o sete. Non so nemmeno se l'ho meritato questo licenziamento. Se ero un peso per chi mi ha fatto lavorare finora.
Ma non mi voglio suicidare, sta' tranquillo.
Voglio sparire, non ammazzarmi. Che poi sparire da chi, mi chiedo ancora, che non mi si caga nessuno.
"Voler sparire" suona bene, però, è una scelta drastica, fondamentale, comunque.
Sento il bisogno di qualcuno con cui parlare, di amicizia, di confidenza, e siccome con Cò parlo solo prima di Chi l'ha visto addentando una schifezza e Cò ha i suoi limiti, ho detto alla segretaria del consultorio che c'ho una fogna al posto del cervello, e che sento ventiquattro topi rosicchiarmi i pensieri, un topo alla volta, allo scoccare di ogni ora e non vedo l'ora di togliermi fuori dai piedi e di liberare questi maledetti animali dal mio cervello.
Con questa scusa, m'hanno fissato, per ora, dieci sedute. Gratis.
L'aria del fono mi scompiglia i ricci che assumono una loro forma, una precisa fattezza, un equilibrio, almeno loro.
Mi piace il suono dell'aria che esce. Vuuuuuuuuuuuu. Mi accarezzo la testa. Riaccendo il fono, anche se ho i capelli asciutti. Il suono e l'aria calda mi rilassano.
Sto fissando la vasca da bagno e la goccia che cade intermittente e che mi sveglia la notte.
Come dici? Mi sto calando troppo nella parte?
