24/05/13

Antonio

Zero-settanta.
Uno shampoo a zerosettanta è fatto di cosa, secondo te?
La tasca è vuota, amico, cosa vuoi che mi compri? Quello da tre e ottanta?
Rasateli a zero, m'ha detto Cò, ieri sera, addentando un sofficino, anzi no, uno "spicchino" giallognolo, perchè all'hard ogni cosa ha un nome diverso rispetto al prodotto originale, anche se il gusto è quello, mica cambia tanto.
Cò mi viene a trovare il mercoledì, ogni mercoledì sera. Mangiamo qualche schifezza e accendiamo la tv.
Il mercoledì c'è Chi l'ha visto. Ce lo vediamo assieme. 
Embè? Che c'hai da dire?
Sfigati? Può darsi che siamo sfigati, sai quanto me ne frega!
Il nostro sogno è sparire e non essere più trovati. Non insieme, naturalmente. Ognuno perso nella propria  fuga. Fuggire da cosa non importa. L'importante è fuggire, perchè se fuggi sei rincorso e devi essere più bravo tu a non farti trovare. Ha un senso fuggire. Rafforza l'autostima fuggire.
Un paio di settimane fa, un testadicazzo di nome Alain, all'anagrafe Salvatore, uno che asserisce al mondo di essere mio amico mi ha detto che fuggo da me stesso e che non posso difendermi da me stesso, che fuggire così, in queste condizioni mentali è una follia bella e buona. Mi sono sempre chiesto fin dove arriva l'arroganza di Alain. Uno che passa i codici a barre all'esselunga e solo perchè è iscritto a psicologia da quindici anni e ha dato sei materie scarse, si crede Freud.
Scappare da me stesso. Se mi conoscessi potrei capire. Ma come faccio a scappare da me stesso se nemmeno so chi sono! Alain. Bell'amico! Mi desse una mano, invece di sparare sentenze!
Io e il Cò facciamo il tifo per gli scomparsi. Non quelli morti ammazzati ma quelli fuggiti, tornati liberi. Fuori di testa, direte voi.  Liberi, comunque. Liberi di fuggire, andare, esplorare il mondo e se stessi.
Ci mangiamo, dicevo, una schifezza qualsiasi, ci facciamo due birre e ci vediamo Chi l'ha visto. Poi ci salutiamo e ci rivediamo il mercoledì dopo.
E' che io ai miei ricci ci tengo. Mi sento divergente, strano, diverso coi ricci.
Samanthafox, quella del piano di sopra, mi dice che ho una faccia pasoliniana e che non mi devo azzardare a tagliarli sti capelli. Mi ha anche invitato da lei dicendomi che me lo fa lei lo shampoo e mi spunta solo le punte. Se non fosse che il marito entra e esce dalla galera e le fa le improvvisate ci andrei pure ma è meglio non rischiare.
Ho la cute grassa e se sto una settimana senza shampoo i capelli puzzano e s'appiccicano al cuscino.
Tre e ottanta no, però.
Uno schifo di schiuma.  Odora di menta e canfora. Mentre mi sciacquo sento la testa fredda. Non capisco se è una sensazione piacevole o no.
Sul deodorante non risparmio. Ho una sudorazione ascellare da guinness. Mi dicono che sia da stress. Più mi stresso, più sudo. Non posso risparmiare sul deodorante, è una questione di decenza.
Cò ieri sera m'ha chiesto come mi sentissi dopo il licenziamento.
Gli ho risposto che sopravviverò comunque. Come ho sempre fatto.
Non gli ho confessato che non so come fare. Ne ho quasi quaranta e una buona ventina a elemosinare contratti a termine. Il risultato è che non ho un curriculum ma una sfilza di esperienze una diversa dall'altra.
E adesso ho finito i soldi.
"Prova a correre, a fare jogging, la sera, la mattina presto, così gestisci meglio lo stress".
Quello del consultorio antisuicidi me l'ha ripetuto due volte, l'altra volta.
Sono stanco e non mi reggo sulle gambe. Lo psicologo non l'ha ancora capito.
Non ce la faccio manco a camminare, a sentire se ho fame o sete. Non so nemmeno se l'ho meritato questo licenziamento. Se ero un peso per chi mi ha fatto lavorare finora.
Ma non mi voglio suicidare, sta' tranquillo.
Voglio sparire, non ammazzarmi. Che poi sparire da chi, mi chiedo ancora, che non mi si caga nessuno.
"Voler sparire" suona bene,  però, è una scelta drastica, fondamentale, comunque.
Sento il bisogno di qualcuno con cui parlare, di amicizia, di confidenza, e siccome con Cò parlo solo prima di Chi l'ha visto addentando una schifezza e Cò ha i suoi limiti,  ho detto alla segretaria del consultorio che c'ho una fogna al posto del cervello, e che sento ventiquattro topi rosicchiarmi i pensieri, un topo alla volta, allo scoccare di ogni ora e non vedo l'ora di togliermi fuori dai piedi e di liberare questi maledetti animali dal mio cervello.
Con questa scusa, m'hanno fissato, per ora, dieci sedute. Gratis.
L'aria del fono mi scompiglia i ricci che assumono una loro forma, una precisa fattezza, un equilibrio, almeno loro.
Mi piace il suono dell'aria che esce. Vuuuuuuuuuuuu. Mi accarezzo la testa. Riaccendo il fono, anche se ho i capelli asciutti. Il suono e l'aria calda mi rilassano.
Sto fissando la vasca da bagno e la goccia che cade intermittente e che mi sveglia la notte.
Come dici? Mi sto calando troppo nella parte?






23/05/13

ogni cosa ha il suo momento, il suo tempo, sotto il cielo.


E' tardi. Scie di macchine coi fari accesi s'intrecciano in queste strade di periferia, come insetti luminescenti impazziti.
La luna s'intravede dietro le nuvole viola e  dorate del tramonto; stormi di rondini tornano veloci ai loro tetti, qualche goccia pesante presagisce un'altra fottutissima sera di pioggia. 
Stai rientrando a casa, ti fermi a riflettere, a fare un veloce bilancio, a capire se puoi girare l'angolo e fermarti proprio lì, in fondo alla strada. Se hai tempo, se hai il coraggio. Guardi fisso l'orologio.
Forse puoi farcela.
Non lasciarti guidare, per una dannata volta, dal tuo pessimismo cosmico!

Troverai un cancello aperto. 
Non è mai tardi prima che sia troppo tardi.
Puoi scegliere quella strada che non hai mai percorso, la strada sconosciuta che ti farà entrare laddove sai, tu lo sai, che ci sarà un'occasione, la tua occasione. 
Cogli stasera la tua occasione.
Quasi in uno stato di trance, senza ombrello e senza chiudere a chiave la macchina, t'incammini a passo svelto e varchi quella soglia, cercando l'occasione, la tua opportunità.
E' una porta che si apre magicamente. 
Non è troppo tardi e non hai sbagliato giorno! E' oggi il giorno giusto. E' adesso!
Arrivi quasi guidato da un radar parlante al nucleo pulsante della tua motivazione e del tuo desiderio. 
Fai fatica a credere che ce l'hai fatta. Ce l'hai fatta! 
Stanco, stordito, con la giacca punteggiata di pioggia, hai l'obiettivo a portata di mano, adesso, e puoi assaporare la sensazione inebriante, tangibile del successo.
L'ultimo fustino di Dixan 40 lavaggi a 4 euro è tuo.

16/05/13

Avere Sete


"Sono profondamente deluso. Quello che ritenevo un mio caro amico, nel momento in cui ha visto che avevo bisogno di una mano se l'è data a gambe. Sono due mesi che non mi chiama".
"Io sono affranta. Sai quante ore a parlarle, ad aiutarla? Ero sempre lì, a sua disposizione. Adesso che ho bisogno, che vorrei essere aiutata, lei è sparita".
"Quando ci incontriamo, fa finta di non sapere. Il solito spartito di gossip e commenti sugli amici di facebook in comune, ma da lei nemmeno una parola su ciò che sto passando".
"Vorrei che mi chiedesse qualcosa, legge sicuramente nel mio volto il dolore e la paura ma fa finta di niente".
"Crede di essermi d'aiuto ma nel momento in cui inizio a parlargli di ciò che mi succede, cambia discorso".
"Forse non è così attento come pensavo. Guarda alla mia situazione troppo in superficie".
"Era un'amica. Ora non so. Soffro da morire per questa delusione. M'aspettavo una telefonata, un messaggio, mi dice che è impegnatissima...e io? Che l'ho ascoltata sempre? Perchè non mi dedica il suo tempo in questo momento così difficile per me?
"Mi sento solo, lei è vicino a me, ma mi sento solo. Non ha capito cosa sento e di cosa ho bisogno".
"Mi sembra che rinvii sempre, non mi offre mai l'aiuto di cui ho bisogno quando glielo chiedo, prende tempo, non è diretto, non mi dice quello che pensa. Come faccio a fidarmi ancora?".
"Mi ha detto che ognuno ha la sua vita e deve pensare ai propri disastri".
"Mi ha spiegato che non ce la fa a sostenermi, che il mio vissuto è troppo forte per lei".
"Mi ha detto che sono io che non mi faccio aiutare. Sono troppo passivo, alla ricerca di risposte e non ci metto nulla di mio per risovere la situazione".
"Mi mette davanti un ventaglio di soluzioni e mi sento quasi psicanalizzato ma non mi sento aiutato. Per niente. Non è partecipe. Basterebbe un abbraccio, un semplice abbraccio o una pacca sulla spalla. Solo parole: tante".
"Si è stranizzata che non ce la facessi da sola. Mi ha detto che non si sarebbe mai aspettata da me questo tracollo emotivo".
"Mi ha detto che posso farcela da solo e che devo cominciare a crescere".
"M'ha detto che mi capisce ma che con me vuole solo evadere. Niente paranoie, niente introspezioni, solo cinema, aperitivo e gite fuori porta".
"Non ce la fa ad aiutarmi perchè dice che questa cosa lei l'ha vissuta e non l'ha superata. Come farebbe a sostenermi?".

Nelle relazioni c'è un ciclo continuo di "dare" e "prendere", di "offrire" e di "usufruire", di "donare" e "ricevere".

Se ti accorgi che quella persona che ritenevi importante nella tua vita, non riesce ad aiutarti o evita di entrare nel tuo bisogno:

1. non ha le competenze emotive per aiutarti;
2. non può soddisfare il tuo bisogno di cure, perchè anche lei ha bisogno di cure;
4. vuole mantenere un rapporto in superficie con te, non vuole coinvolgersi troppo nella tua vita;
5. ha sviluppato con te un rapporto non basato sulla reciprocità;
6. avevate aspettative diverse.

Hai bisogno di ritarare tale relazione.
Di capire che sviluppi può avere, che futuro può offrirti, può offrirvi.
Di sentire, in modo poco razionale, se questa relazione è segnata da un destino comune.
Perchè le persone importanti, quelle con cui sei legato, sei legata da un nodo forte, di emozioni, di interessi e di progettualità, si vedono nel momento del bisogno.
E il bisogno è quasi sempre emotivo.
Se una persona non accoglie il tuo bisogno emotivo qui e ora, se non sa leggerti, decodificarti nel caso avessi difficoltà ad esprimere il tuo bisogno, questa persona non fa parte del tuo destino di relazione.
Fa parte di un rapporto, di una frequentazione, ma non è parte di una relazione profonda, basata sulla reciprocità.

Immagina di avere sete, tanta sete. 
Hai di fronte un bicchierone di coloratissimo succo di frutta, con ombrellini di carta, frutta galleggiante a forma di cuore e di stelle, una cannuccia colorata e una fetta di frutta esotica a guarnire il bicchiere.
Accanto c'è un normalissimo bicchiere di vetro contenente solo acqua fresca.

La relazione profonda, quella che dà un senso diverso, migliore alla tua vita è quella che ti appaga subito, che soddisfa il tuo bisogno immediatamente, quella che va al nocciolo del tuo bisogno e che lo risolve. 
Non è ridondante: non ti offre mille soluzioni, interpretazioni, ipotesi, contraddizioni. 
Ti gratifica con un gesto immediato, ti aiuta con poche parole, ti fa sentire al sicuro e ti fa mollare il controllo. 
Perchè una vera e profonda relazione non è da controllare. 
In una vera e profonda relazione non si pesano le parole, non si cercano effetti speciali e non si rimanda a domani ciò che si può dare oggi.



08/05/13

Rospi



Ami o non ami.
Sei amico o non lo sei.
Vuoi stare con me o non vuoi stare con me.
Faccio parte o non faccio parte.
Credo o non credo.