20/02/12

Sono versatile

Grazie Sonia.
Ho ricevuto questo "premio" da una lettrice che credo voi conosciate, Sonia, una ragazza molto in gamba, molto sensibile e brillante.

Mi piace la parola "versatile" e credo che sia l'aggettivo che più mi s'addice e Sonia ha colto nel segno.
Versatile è bello. Va a braccetto con "curioso", "vivace", "mutevole".

La curiosità è un'attitudine che non mi stancherò mai di rinforzare. Essere curioso per me significa vivere.
Mi piace conoscere il nuovo e c'è del nuovo in ognuno.
Il nuovo è il diverso da me, è un'esperienza che non ho ancora vissuto e che forse non vivrò direttamente, è un'opportunità da cogliere. Il nuovo può spaventarmi ma la paura dipende dal grado di assuefazione a cui ci siamo, ci hanno abituati. Perchè spesso viviamo copioni già scritti.
Ho capito, col tempo, che le persone apparentemente forti e sicure di sè sono solamente "dogmatiche", possiedono una decina di leggi personali che non possono bypassare, pena la loro credibilità, il ruolo sociale, lo status, forse. Quanti dogmatici incontro...
Quanti dogmatici si perdono il bello degli altri, l'euforia che ti prende quando apprendi una cosa che non conoscevi e che illumina molte cose che non riuscivi a spiegarti...
La curiosità repressa del dogmatico si trasforma in cupo malessere dietro una maschera di infallibilità. Ma, prima o poi, c'è una "legge" che fa cilecca e i dogmatici crollano col loro castello di certezze. Succede, succede...
Mi piace molto "versatile", dunque, e mi sento versatile, tra le altre cose, quando:
1. parlo di fronte a un microfono;
2. cucino le mie succulente pastasciutte;
3. torno bambino coi bambini;
4. m'impegno in serissime (ma mai del tutto) conferenze;
5. canto;
6. ho la racchetta in mano.
7. scrivo qui.
Mi piace l'essere versatile, non potrei non esserlo. Ma mica è considerato da tutti una virtù. Nè lo è per forza.
Io amo i dizionari etimologici.
Volubile. Sì lo sono. Cambio idea. Che male c'è? Non sono integralista. Sono integrale. Ma l'essere volubile implica anche la non prevedibilità dei comportamenti e questo, a qualcuno, può dare fastidio.
Incostante. Pure. Se c'è qualcosa che mi attiva, mi capita di lasciar perdere ciò che sto facendo. Mi sento un migratore per natura. Se non trovo più calore intorno preferisco volare altrove.
Facilmente mi adatto a più cose anche fra loro diverse. Verissimo. Gestisco bene, per fortuna, perchè un pochino ho cominciato a conoscermi, diversi registri emozionali che mi consentono di godere delle diverse esperienze e di vivermi pienamente il contatto con persone differenti.

Non vado d'accordo con: i dogmatici, gli integralisti di qualsiasi ideologia, i "colti" che sorridono ironicamente a una tua defaillance e che non ammettono ignoranza, i "puri" o chi si autocelebra come "puro" che in questo mondo non esistono, chi fa parte di una casta, chi ruba perchè fa parte di una casta, i manipolatori, i "guru", i violenti, chi offende una persona indifesa, chi non rispetta il delicato mondo dei bambini, chi non si commuove.
Di fronte a tali categorie di soggetti, fuggo, anche quando dovrei essere "obbligato" ad interagirvi, o, se non posso migrare, divento asettico e mi limito al compito.

L' insignito di questo premio, quello di "blogger versatile" doveva esprimere sette cose di sè. Mi pare di averlo fatto. Grazie Sonia!!
Io non so chi premiare, perchè "versatile" per me non è un aggettivo positivo tout court ma nasconde anche dell'altro, come ho detto...
Dunque, chi si sente versatile e bazzica su queste mie pagine, commenti qui sotto e si senta autorizzato ad autopremiarsi.
Sono certo, però che chi mi legge e chi condivide qui un pò versatile lo è e, soprattutto, non è::
dogmatico,  integralista, "colto" che sorride ironicamente a una tua defaillance e che non ammette ignoranza, "puro" o che si autocelebra come "puro", facente parte di una casta, che ruba perchè fa parte di una casta, manipolatore, "guru", violento, offensivo verso gli indifesi,  non rispettoso del delicato mondo dei bambini, o uno o una che non si commuove mai.
Ne sono certissimo, per questo vi considero miei amici.

Grazie ancora Sonia, un abbraccio!

16/02/12

Integrale/integralista

Siamo un concentrato di emozioni. Nasciamo con l'attitudine a vivere tutte le emozioni possibili, a scoprire tutte le gamme, le colorazioni emozionali.
I contesti in cui viviamo, quelli educativi, principalmente, ci guidano a "sedare" alcune emozioni e a potenziare l'espressione di altre.
Da adulti siamo così abituati a non vivere l'esperienza emozionale ritenuta potenzialmente dannosa che ci sclerotizziamo su un monolivello espressivo.
Diventiamo persone sempre "tristi", o "allegre", "amicone", "simpatiche", "gioiose", oppure "cupe". 
Ci livelliamo e rinunciamo anche ai picchi espressivi. Perchè arrabbiarsi furiosamente è da folli, perchè lasciarsi andare totalmente all'altro è da deboli, perchè godere intensamente di qualcosa è da lussuriosi.
Bandiamo dalla nostra vita le emozioni forti ma non possiamo comprimere il desiderio di assaporarle, perchè covano sotto la cenere, spingono per emergere. Chi non s'arrabbia mai, prima o poi, s'arrabbierà e di brutto. Chi non s'innamorerà mai, prima o poi, non vedrà altro o altra al mondo che lui o lei, chi non piange mai prima o poi vivrà la sensazione di non poter fermare le proprie lacrime.
Una persona integrata, anzi, "integrale", vive tutte le emozioni possibili e se ha raggiunto un buon livello di autoconsapevolezza riesce ad ottimizzarle, a capire perchè ha provato quell'emozione, ad individuarne la causa scatenante e ad apprendere pienamente dall'esperienza proprio perchè guidato da quella emozione.  Non si spaventa quando prova amore e rabbia contemporaneamente o gioia e dolore allo stesso tempo, perchè sa che una stessa cosa può suscitare emozioni diverse, anche contraddittorie. Perchè la nostra storia è fatta di contraddizioni e se non lo è fatta ci siamo creati una coerenza fittizia e apparente.
Credo che accettare la contraddizione, la non perfetta definizione di un'emozione, la non categorizzazione di una persona sia l'antidoto allo stereotipo e all'abitudine a giudicare gli altri.
Accettare la non perfetta definibilità di un soggetto o di un'emozione ci salva dall'ancoraggio alle abitudini e alle certezze che fa di noi persone un pò spente, dalla visione monoculare, poco aperte alla sperimentazione di sè e alla messa in discussione dei propri valori.
Le emozioni sono otto, così diceva uno studioso molto apprezzato accademicamente, la loro espressione è infinita, fusa, mescolata, simultanea. Se non accettiamo tale variabilità diventiamo scissi. O felici o tristi, o verdi o gialli.
Una persona "integrale" non è "integralista" perchè accetta la multidimensionalità delle proprie e delle altrui emozioni e la possibilità di perdere le certezze e aprirsi a nuove cose.
Se sei integrale non sarai più incasellato. Sarai un bravo ragazzo ma anche un cattivo ragazzo, calmo e arrabbiato, felice e triste a seconda delle circostanze e non sarai tu a creare le circostanze perchè la tua tonalità emozionale coerente e fissa te lo richiede.
Saranno le circostanze a chiamarti, ad attirarti e a farti vivere pienamente le emozioni. tutte le emozioni possibili.
Se io ho paura di vivere quell'emozione perchè l'ho esclusa consapevolmente o meno dalla mia gamma emozionale, mi perderò l'occasione di vivere anche un'esperienza con cui quell'emozione è congruente. Se non accetto di lasciarmi andare, la serata di pizzica organizzata dal mio amico Nicola, sarà da escludere a priori o, se ci andrò, me la vivrò in modo opaco, controllandomi.
Accettarsi implica accettare le proprie contraddizioni, le proprie sfaccettature e la propria imprevedibilità.
In questo modo è più semplice accettare anche l'imprevedibilità degli altri, non averne paura e, perchè no, anche apprezzarla.

15/02/12

Sanremo 2012

Che paradosso. Presentatori e Celentano che si scagliano contro la Consulta, un voto popolare finito alle ortiche e, a fine programma, il voto della giuria popolare annullato. In fumo anche quello. Non ci permettono neanche di essere sovrani nel votare una canzonetta!
Che casino. Un cantante che sembra predicare come un pastore, sai di quelli americani che impongono le mani e fanno il miracolo? Ecco. Pupo e  Morandi, una scenetta surreale, doppi sensi, silenzi.
Due comici che aprono il festival e rompono il tabù della parolaccia anche in fascia protetta. A Sanremo si può, da oggi in poi.
Cantanti compressi dall'ondata celentanesca.
Una vallettina diciannovenne molto bella col collare rimpiazzata dalla bella e brava Canalis e dalla brava, molto brava e bella Belen. Le due vanno a braccio, improvvisano e forse è meglio così.
Scenografia apocalittica e stellare, pubblico stranamente coinvolto, rumoroso. Mi è sembrato un concentrato confuso e folle di musica, improvvisazione e denuncia politica con una bella spruzzata di demagogico nichilismo, questo Sanremo.
E sapete una cosa? Me lo son goduto.
Sì, perchè non me ne frega niente delle canzoni, dei vestiti, dell'italiano arrancato delle vallette, dei presentatori e dei fiori che non ci sono più. Sanremo rappresenta la nostra società, è un suo spaccato e, credo di non dire una fesseria, rappresenta lo spacco, la ferita, l'odierna frattura psicosociale tra ottimismo e pessimismo, buon gusto e volgarità, perbenismo e scurrilità, ignoranza e cultura, depressione ed eccitazione, voglia di lasciarsi andare alla corrente e desiderio di nuotare: una società schizofrenica, scissa, in cerca di certezze che non arrivano da nessuna parte, confusa, vecchia e nuova. Ma il nuovo cos'è? Un nuovo rappresentato da chi, a vent'anni e con un pò di coraggio già naviga, anche solo col pensiero, oltreoceano. Nichilista anch'io...

Le canzoni. Non mi esimerò dal commentarle fugacemente, come lo scorso anno.
D'altronde anchio sono scisso. Detesto, in teoria, tutto il baraccone festivaliero ma ne sono fortemente attratto.

1.Arisa: scelta coraggiosa quella di portare una canzone d'amore intima, sussurrata, gorgheggiata, ma la cosa che mi ha colpito -e si è avverata (vedasi un mio post di un paio d'anni fa) è che la Pippa, si chiama così, di cognome, la ragazza, straborda di fisicità: ha tolto gli occhialoni e gioca sul vedo/non vedo. L'attendo quanto prima in mini di pelle nera, body di pizzo e tacco 15. Canzoncina ina ina perbene che può arrivare seconda (o prima).
2. Civello: presentata come enorme talento jazz a me pare una commessa dell'Ipercoop impegnata in un karaoke. Intonata, per carità, ma chi è? Cos'è? E' spaventatissima e fugge dopo l'imprecisa esibizione.
3.Dolcenera: dice che con questa canzone vuole porre l'attenzione sulla necessità di avere una casa, un mutuo, un posto stabile in cui ritrovarsi e dormire. Voleva chiamarla "Stazione Termini" poi, per motivi commerciali, l'ha intitolata "Ci vediamo a casa". Orecchiabile ma da quando la ragazza ha partecipato ad un reality per cantanti  dimenticati  in cui flirtava con Baccini, m'è caduta dal cuore. La canzoncina può piazzarsi.
4.Emma Marrone: "Non è l'inferno" e via con una denuncia dei mali del nostro Paese, e la disoccupazione e la crisi etc...che palle!!! Poi fa strano vedere una tiratissima e griffata che urla di crisi. Perdonatemi fan di Amici di Maria de Filippi e di Emma ma questa canzone è, secondo me, l'inferno.
5.Finardi: Canzone di denuncia socioreligiosa. Non bastava il molleggiato, pure Finardi. Ogni anno qualcuno se la prende col padreterno sul palco. Deprimente.
6.Renga: Finalmente!! Dopo aver conquistato orde di mamme e nonne nelle varie Sagre della Polenta e ospite di trasmissioni nazionalpopolari in cui sfoggiava l'ugola in performance claudiovillesche è tornato al pop melodico graffiante degli inizi. Troppo tardi? La canzone mi pare discreta.
7.D'alessio/Bertè: Agghiacciante duetto, di una tristezza immensa. Vedere la Bertè gonfia, con un labbro quanto un canotto, visibilmente fuori fase, immobile e urlante, con gli occhiali da sole, in tailleur (l'avranno costretta? ha capito la poveretta che ha cantato in tailleur nero?) e un D'alessio in jeans che l'accompagnava amorevolmente a braccetto dopo essersi esibiti in qualcosa di inqualificabile è una scena che stringe il cuore. Veramente. Pena profonda.
8.Irene Fornaciari. Ancora!!! Tra i bigghi!!! Canta "il mio grande mistero". Nessun titolo fu più azzeccato. Canzone criptica che non lascerà il segno.
9.Marlene Kuntz: Devo dirvi la verità? La canzone non mi fa impazzire ma siccome è un gruppo che fa tendenza, figo, rock, oh yeah!, dico che è meravigliosa e vincerà il festival. Nuovo corso a Sanremo!!!
10.Matia Bazar: Vecchi, stanchi, ripetitivi. Una canzone come tante, melodica, a pieni polmoni. Troppo. Piacerà a mia zia Tina e al suo apparecchio amplifon.
11.Nina Zilli: la promuovo perchè è carina, elegante, canta bene. Ma la canzone è inascoltabile.
12.Noemi: Canzone incazzata su un amore, credo, in crisi. Stranamente ho trovato Noemi inespressiva, non convinta. Non mi piace.
13.Carone e Lucio Dalla: altra tristezza immensa. Un ragazzino che canta di essere innamorato di una prostituta che si dà ai camionisti  con Lucio Dalla visibilmente tremolante che dirige l'orchestra è una scena horror. Sappiamo, però, che ogni anno a Sanremo ci sarà una canzone su una meretrice. L'anno scorso grazie ad Albano, finiva morta ammazzata. Quest'anno, forse, si salva e convolerà a giuste nozze.
14.Bersani: Un pallone. Hanno annullato la votazione. Meno male per lui. Altrimenti, credo, sarebbe già fuori. Cantilena un pò stanca, sfiziosa solo per chi ama il genere "impegnato ma non troppo".  

Queste le mie personalissime valutazioni.
In poche parole: crisi e caos. Amori poco soddisfacenti nelle canzoni, temi social a gogò. 15 milioni di spettatori in crisi anche loro. Attesa spasmodica per la bretella cascante di belen, del morto di turno e del lungo applauso, della contestazione a fine gara, degli scioperanti a Teatro.
Sanremo è un vero sociodramma. Per questo non me lo perdo.

14/02/12

Talento e basta.

La morte della Houston non mi ha lasciato indifferente. Aveva tutto, dicono. Ha distrutto la sua vita, dicono altri. Il marito l'ha rovinata, si affannano a dire i suoi fan.
Io dico una cosa. Il tutto che aveva era la voce.
E chi può dirlo che sono stati i farmaci, le droghe, l'alcool, forse, a rovinargliela e non l'età? D'altronde, nelle sue ultime apparizioni, se abbassava la voce di un tono, la performance diventava più che dignitosa.
Donna fragile. Può darsi. Sola. Sì, può darsi anche questo. Sfortunata. Anche, perchè negarlo.
Talentuosa. Certamente.
A prescindere da tutto, la cantante era talentuosa. Di un talento cristallino. Inarrivabile. Ma le avete sentite le cover del suo più grande successo, ovvero "I will always love you?". Mettiamo da parte le nostre preferenze musicali e siamo obiettivi...anch'io dopo 10 secondi vado in iperglicemia con quella canzone, ma cerchiamo di essere obiettivi. E' impeccabile e inarrivabile.
Chi si cimenta in questa canzone non può competere con la Houston. I virtuosismi della più brava si risolvono in gorgheggi senza senso. Lei no. Era perfetta. Ispirata. Poi, il suo stile poteva piacere come non piacere.
Talento puro.
Non voglio fare il panegirico della poveretta ma vorrei riflettere su una cosa e ci rifletto perchè, nelle varie clip della cantante, ho notato che, dopo un paio di minuti di canzone lei chiudeva gli occhi e giocava, flirtava, duellava con la sua voce, dimenticando tutto il resto, il pubblico, le luci, per poi, alla fine, riaprire gli occhi, calandosi di nuovo nel suo ruolo di star per il pubblico pagante. Lei era la sua voce.
Chi lo sa, probabilmente il suo unico scopo nella vita era cantare. Aveva una figlia ma chissà quali rapporti c'erano con lei.
La voce era quello che dava agli altri. Con la voce creava emozioni. La voce era la sua ragione d'esistere.
Credo che Whitney Houston si sia lentamente allontanata dal mondo, per lo meno mentalmente, quando ha cominciato a perdere la voce, la sua voce.
Penso: se avessi un unico talento e con questo ci campassi pure, se tutto il resto lo sentissi come un fallimento, se il mondo pretende, vuole, si aspetta l'espressione di quel talento e io non ce l'ho più, che faccio? Investo su qualcos'altro, certamente. Ma se il talento mi ha risucchiato, se io sono diventato "il talento", se il talento non è più una mia dote ma io sono stato assorbito da esso, che succede? Se muore il mio talento, muoio anch'io.
Un piccolo ricordo della mia infanzia.
Conoscevo un signore che era stato cantante lirico per qualche stagione. Perse la voce per un tumore. Gli misero una specie di microfono nel collo per poter parlare col mondo ma lui parlava il meno possibile. Usciva un suono metallico, robottizzato. Ma era felice, gli si illuminavano e inumidivano gli occhi quando sua figlia cominciava a cantare. Lei aveva ereditato la voce del padre, lei cantava al posto del padre, lei era ispirata dal padre. Lui la guardava con occhi dolci e innamorati e quando lei finiva di cantare l'applaudiva e la baciava.
Era un padre innamorato della figlia, una figlia a cui aveva consegnato il suo talento e che lo vedeva rifiorire, nuovo, vibrante.
Se non ho qualcuno a cui consegnare la mia vita, perduta la forza,  perduta la bellezza, sfiorita la giovinezza, se non ho nessuno a cui consegnare me stesso, le mie esperienze, le mie emozioni, per poi vederle accolte, prese con cura e con amore, se non trovo nessuno che può dare il senso a ciò che ho fatto, a ciò che ho costruito nella mia vita, se non ho nessuno che mi ama sebbene non possa più esprimere il mio talento, qual è l'alternativa? 
Noi diventiamo parte di chi ci ama e viviamo, perduta ogni cosa, degli stessi respiri di chi ci ama. L'alternativa è una solamente.