22/10/20

Sogno

Non sognavo da parecchio (in realtà non ricordavo i sogni da parecchio). Il sogno mi aiuta a capire il mio presente e a rivalutare il mio passato.
Stanotte, un sogno nitido, illuminante, tristemente illuminante.
Mi trovo in una strada di paese, è sera, c'è aria di festa, luminarie, suoni di giostre.
Il cielo è senza stelle, soffia un venticello freddo, c'è molta umidità, è tarda estate.
So dove andare. Incontro Valentina, una ragazza che non vedo da anni, mi presenta altri ragazzi, molto più giovani di me. Mi dicono di indossare una tuta gialla e mi spiegano il da farsi per le successive tre ore. Sono le 22. Le mie figlie, mia moglie sono a casa e non sanno cosa stia facendo.
Mi affidano un carretto di gelati. Dovrò vendere gelati, per strada, facendo avanti e indietro lungo la strada principale del paese. Guadagnerò sì e no trenta euro. Non mi preoccupa tanto il fatto di vendere gelati ma la normativa anticovid. Come li venderò? Dovrò mettere i guanti? E dal punto di vista fiscale, c'è una cassa, rilascerò scontrini? Se mi becca la Finanza, sono in regola? Mi dicono di non preoccuparmi e sento la grande differenza tra me e loro, tra la loro spensieratezza giovane e le mie paure radicate e già vecchie.
Ho messo male la tuta, l'ho messa alla rovescia. La aggiusto. Apro il carretto. Ci sono otto contenitori con otto gusti diversi. Chiedo se sia gelato artigianale o no. Mi sorridono, troppe domande.
M'incammino e mi chiedo se stia facendo un sogno, voglio svegliarmi!
Mentre guardo la gente passare e non fermarsi, mi avvicino a un binario da cui sta partendo un treno. C'è gente che si saluta. C'è anche Valentina, c'è anche un suo amico. Gli dico di cantare, di intonare un'aria lirica che accompagni quella partenza. Cantano e lo fanno benissimo, tutta la gente si unisce alla canzone, quelli che partono, quelli che restano. Cantano tutti, è commovente. C'è anche la televisione, comincia a piovere. Io non ho venduto nemmeno un gelato.
Mi sveglio.

2 commenti:

  1. Non so se c'entri qualcosa ma mi è venuto in mente questo:

    Il carretto passava e quell'uomo gridava gelati
    Al ventuno del mese i nostri soldi erano già finiti
    Io pensavo a mia madre e rivedevo i suoi vestiti
    Il piu' bello era nero coi fiori non ancora appassiti
    All'uscita di scuola i ragazzi vendevano i libri
    Io restavo a guardarli cercando il coraggio per imitarli
    Poi, sconfitto, tornavo a giocar con la mente i suoi tarli
    E alla sera al telefono tu mi chiedevi perché non parli (mm, mm)
    Che anno è, che giorno è?
    Questo è il tempo di vivere con te
    Le mie mani come vedi non tremano più
    E ho nell'anima
    In fondo all'anima cieli immensi
    E immenso amore
    E poi ancora, ancora amore, amor per te
    Fiumi azzurri e colline e praterie
    Dove corrono dolcissime le mie malinconie
    L'universo trova spazio dentro me
    Ma il coraggio di vivere quello ancora non c'è
    I giardini di marzo si vestono di nuovi colori
    E le giovani donne in quei mesi vivono nuovi amori
    Camminavi al mio fianco e ad un tratto dicesti "Tu muori"
    "Se mi aiuti, son certa che io ne verrò fuori"
    Ma non una parola chiarì i miei pensieri
    Continuai a camminare lasciandoti attrice di ieri (mm)
    Che anno è, che giorno è?
    Questo è il tempo di vivere con te
    Le mie mani come vedi non tremano più
    E ho nell'anima
    In fondo all'anima cieli immensi
    E immenso amore
    E poi ancora, ancora amore, amor per te
    Fiumi azzurri e colline e praterie
    Dove corrono dolcissime le mie malinconie
    L'universo trova spazio dentro me
    Ma il coraggio di vivere quello ancora non c'è

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    1. Il collegamento lo avevo fatto anch'io, Giorgio. La cosa del 21 del mese è i soldi finiti mi era però sfuggita (molto calzante). Sono sogni, questi, che mi turbano e mi intrigano, mi lanciano messaggi. Non è in questo caso un messaggio galvanizzante. Parla alla mia paura. Un caro saluto, grazie

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