13/11/09

Il panettone, i canditi, il fiocco nero.


Che belle le teorie organizzative, che belli i concetti di benessere lavorativo, la formazione per i leader, per i gruppi, il coaching, i corsi per l'autostima, per l'assertività, per la creatività in azienda, gli outdoor, quando arrampicati sul Monte Bianco o in equilibrio su un ponticello di legno, per verificare quanto siamo ganzi e coraggiosi, gridiamo: "siamo i migliori! Siamo i migliori!" e via dicendo, tra ricchi premi, sorrisi forzati e cotillons.
Quando ci licenziano è finita la festa, cari miei. Diventiamo carne da macello, perdonatemi la cruda metafora.
Nelle aziende più evolute ci spiegano il perchè, il per come, che siamo stati bravi, buoni e belli ma è il fatturato che crolla e che induce al drastico epilogo. Ci sborsano una liquidazione irrobustita e ci regalano una lettera di referenze in carta pergamenata coi perfili dorati.
Talvolta danno l'incarico ad un "riorganizzatore", ad un/a illuminato/a esperto conoscitore di metodologie per il controllo degli esuberi aziendali, per la gestione e l'ottimizzazione delle risorse umane, presenza sinistra e in giacca e cravatta che di punto in bianco appare, passeggia nei corridoi e si ferma a chiacchierare con savoir fair accanto al dispenser dell'acqua.
Altre volte ti  regalano un viaggio premio dagli esperti di outplacement che, in pratica, è un percorso psicosociale di supporto e riorientamento per chi ha i giorni contati in azienda. Colloqui informali, riscoperta di sè, delle proprie potenzialità, orientamento al lavoro, analisi critica dei passi e delle strategie utili per ritrovare un'occupazione. Saluti e baci.
Per carità, è sulla carta un'ottima cosa l'outplacement, condotto spesso da valenti professionisti armati delle migliori intenzioni. Ma che dimenticano, di tanto in tanto, ciò che è successo prima del percorso di outplacement, ossia la bella e spesso cinica sforbiciata ad opera del "riorganizzatore" di turno. Il percorso di supporto risulta, dunque, nella percezione dell'ex manager (perchè è cosa rara che per un magazziniere, un addetto al telemarketing, una contabile si spendano tutti 'sti soldi) un gesto caritatevole e di rispetto che ti procura un ulteriore biglietto da visita, della serie: "sono stato segato senza pietà ma le mie competenze sono certificate, anzi, ne ho di più di quante credevo ne avessi; me l'ha detto il mio tutor, quello dell'outplacement". Altra pergamena.
Non è roba semplice l'outplacement e non invidio chi si occupa di tale attività e riceve l'incarico specifico che, messo da parte ogni sarcasmo, richiede tutto e il contrario di tutto, ovvero forte sensibilità, tatto, empatia, equilibrio, asetticità, fermezza e sangue freddo.
Non lo so, ma quando leggo di outplacement penso ad un panettone con troppi canditi, avvolto in un cellofan col fiocco nero che ti regalano non a Natale ma alla fine prematura della tua carriera. Mi chiedo anche come la prenderebbe la cosa, un esperto di outlacement, se fosse lui o lei il soggetto del percorso.
E storco il naso quando un consulente tagliatore di teste s'improvvisa esperto di ricollocazione perchè va di moda o ha il suo gruppetto di  fidati esperti presso cui ti invia o, peggio, quando l'esperto di outplacement è in forza all'azienda e riceve l'incarico dal superiore responsabile, ovvero da chi ha scritto il tuo requiem.
Quando chi stacca la spina, commosso, fa deporre un fiore sulla tua tomba.

2 commenti:

  1. di solito non leggo i post molto lunghi,come del resto non leggo le istruzioni, pero' il panettone mi piace, ,mi piace quello tradizionale, quindi l'ho letto tutto tutto.
    grazie
    bello anche il post precedente
    ciao
    MR

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