07/01/15

"Il ricordo di un amore, ci parla e non ci passa"


Certuni sono cruciali nella tua vita. Sono catalizzatori di energie gratuite di cui riesci a nutrirti e a saziarti. Ti aiutano disinteressatamente. Come la luna che illumina una strada in cui ti sei perso, appaiono all'improvviso e ti guidano senza volere nulla in cambio. 


63, 45, 30, 1, 2
Se volete, giocatevi questa cinquina sulla Ruota che preferite.
Numeri. Oggi vi parlo anche di numeri.
Il mio rapporto coi numeri è stato sempre conflittuale.
Li amo, mi ossessionano, ci lavoro, li trasformo in grafici coloratissimi, li valuto ma tra me e la matematica è stato sempre odio viscerale.
Perché ho avuto una prof di matematica, alle medie, che ancora ricorre nei miei peggiori incubi. Squalificante, offensiva, arcigna, sorda a qualsiasi sollecitazione, cupa. Odiava i bambini.
Saltavo le ore di matematica. Stavo male, veramente male, al solo avvicinarla.
Non ho mai potuto recuperare le lacune abissali delle medie. Nè il mio prof del liceo, ha saputo motivarmi: credevo di non essere tagliato per i numeri.
Dopo la maturità mi scrisse una dedica, in un libretto dono: "Un giorno amerai i numeri".
Il numero è la misura del mondo. Sono zero in matematica ma adoro i numeri.

Sessantatré. Il numero dei "like" nella mia pagina facebook in cui pubblicizzo il libro.
Sessantatré fino a metà dicembre. Tutti amici, amici cari, perché su fb io non do la mia amicizia a chicchessia. Fanno il tifo per me, mi vogliono bene.
Ho, purtuttavia, deciso di investire 20 euro sulla pubblicità della pagina, cedendo alle promesse del social pettegolo: garantiti nuovi like, notorietà, condivisioni ecc.
Quarantacinque nuovi "like". Inutili. Soggetti dal ditino compulsivo. Varia, e a tratti inquietante, umanità.  Persone che, naturalmente, non hanno mostrato un interesse successivo. Una delusione pazzesca; ho pure scoperto che ci sono società che pagano chi appone un like in una pagina. 

Trenta: guardavo la luna, bianca, enorme, in una tangenziale buia alle porte della città dopo un'escursione forzata al centro commerciale e dicevo alle mie bimbe: "Guardate, è stupenda, è bellissima. Se si spegnesse tutto, ci sarebbe lei, ad illuminare ciò che abbiamo intorno".
A casa mi trovo una trentina di "mi piace" alla pagina. In una sola sera.
Lui è un mio amico virtuale che ha consigliato la pagina ai suoi amici. Eccoli là: 30 "like" filtrati e consapevoli. Grazie, Amico. 

Uno: il mio avversario di qualche giorno fa sulla terra rossa.
"Sei sicuro di voler fare la partita, se vuoi palleggiamo..."
"No. Voglio fare la partita".
6-0, 6-1 per lui, in un'ora scarsa di gioco. A tratti ero annichilito, frastornato, non tenevo in testa il punteggio. Stanco, molto stanco. 
Mi faceva correre, bei colpi, nessuna pietà. Di tanto in tanto mi diceva cosa non andava, secondo lui, nei miei colpi e ho letto una sincera voglia di spronarmi.
Ha avuto anche la gentilezza di farmi i complimenti, alla fine, per il mio rovescio.
Ringrazio anche te. Volevo giocare con te, affrontarti, perchè avevo bisogno di rispetto e di carica, oltre che di sano movimento ed evasione, dopo due settimane di agonie postprandiali.
Perchè, caro Amico di tennis, ciò che mi piace più di te è il senso di rispetto per l'altro e la capacità di incitamento e supporto. Io avevo bisogno che, quella sera, qualcuno si prendesse cura di me, tennisticamente e umanamente. Hai pure pagato tu, alla fine. Ricambierò.

Due: gli amici che ho chiamato dopo anni di silenzio. In questa pausa natalizia s'è aperto come uno squarcio emotivo nel mio sistema di difese e di autosufficienza.
Ho chiamato uno e poi un altro. Persone con cui ho condiviso un percorso lavorativo quindici anni fa.
Mi sono detto "cretino" più volte per non aver chiamato in tutti questi anni. Ma l'amicizia vera è un sentimento, non è governabile e dipende dalla corazza in cui risiede. Può trovare una via d'uscita, questo sentimento, e per me, la via, è stato il vento. Mi sono perdonato.
Dove sto io raramente sento il vento. In questi ultimi giorni, le tapparelle di casa hanno vibrato più volte.
Ho ripensato a una sera di vento e di neve in cui abbiamo acceso un fuoco e ci siamo raccontati, in una casa in montagna, tra un bicchiere di vino e una forchettata di spaghetti piccantissimi.
Ho ripensato al nostro silenzio, triste e rabbioso, quando abbiamo saputo della nostra destinazione di lavoro e del vento, fresco e quasi balsamico, sul ponte di quella nave. E alle risate, ai momenti luminosi e a quelli scuri condivisi nella casa che abbiamo, poi, preso in affitto insieme.
Il vento mi ha aperto il respiro, facendo risuonare ciò che dentro di me aveva bisogno di scompiglio, di movimento, per riattivarsi.
La luna e il vento m'hanno offerto un'opportunità di esplorazione di me stesso. Non un cambiamento sostanziale ma di stato, fisico. Come se alcune emozioni, ferme da tempo, si muovessero cullate dalle maree.

ps:
Quando ho saputo della morte di Pino Daniele, ho sentito, nella mia testa, la musica dolce e un po' gitana di "Vento di Passione". Nuovamente vento, per me. E un senso di solitudine.
Per chi è fan di Pino Daniele, forse non è la migliore canzone, ma queste parole mi scuotono sempre e molto. 
Ogni volta che l'ascolto, ricordo quel monolocale in quella città di mare e di vento, sere di solitudine, scatolette di minestroni precotti pronti all'uso, un Mivar 14 pollici, un bagno di un metro per un metro gelido, speranze e progetti ancora informi e una radiolina sulla mensola dello specchio che suonava questo pezzo in promozione nelle radio e che mi riscaldava l'anima. 
Era, mi pare, il 2007. Mi sembra ieri, sono cambiate un sacco di cose nella mia vita. Il potere della musica è anche quello di incollare le emozioni a pezzi della propria storia.


Il ricordo di un amore 

lascia in bocca il sale

ed arriva dritto al cuore

senza nemmeno avvisare

è in una lettera d'amore

 è nel canto del mare

il ricordo di un amore

ci parla e non ci passa.

Se avessi avuto almeno un'occasione 

adesso che so capire le parole 

ma il ricordo di un amore 

continua a viaggiare nella testa

(Pino Daniele)







2 commenti:

  1. E poi dici che non sai scrivere??? Ma dai....
    Le cose che hai detto qui, come pure nella pagina Facebook dove pubblicizzi il libro sono bellissime, profonde e con una scrittura accattivante.
    C'è concretezza quotidiana e coinvolgimento personale e ciò attira le persone perchè non sali in cattedra, ma ti metti nella posizione di uno dei tanti, che però - questo è l'essenziale! - sa CONDIVIDERE!!! E tutto quello che hai scritto in questo post è verissimo.
    Ti auguro il successo che meriti!
    GRAZIE!!!

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    1. Grazie a te. Sempre gentilissima.
      Non si può salire in cattedra se c'è un sacco di gente che può insegnarti qualcosa. E tutti possono insegnare qualcosa.
      Un abbraccio

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